Condividi su:
Stampa articolo

Intervento cognitivo comportamentale per l’Autismo

30/12/2020

Ad oggi gli interventi abilitativi e psicoeducativi per i Disturbi dello Spettro Autistico, validati da evidenze empiriche e di letteratura, fanno riferimento ad una cornice teorica di stampo cognitivo-comportamentale.
Secondo tale prospettiva l’autismo è una sindrome con un pattern comportamentale a base neurobiologica i cui elementi costitutivi specifici danno luogo ad una serie di atteggiamenti con carenze ed eccessi che possono modificarsi a seguito di specifici programmi, strutturati in relazione all’ambiente, all’individuo e ai suoi bisogni.
Pertanto, le tecniche cognitivo comportamentali sono finalizzate a modificare il comportamento generale per renderlo funzionale ai compiti della vita di ogni giorno (ad es. alimentazione, igiene personale, capacità di vestirsi) e tentano di ridurre i comportamenti disfunzionali.

Il trattamento mira a rinforzare i comportamenti positivi (come la socializzazione, l’uso funzionale del gioco), a scoraggiare quelli negativi (comportamenti problema) e ad identificare i problemi bersaglio da modificare.

Le principali tecniche utilizzate nell’approccio cognitivo comportamentale sono:

Aiuto, Prompting: consiste nel fornire al bambino uno o più stimoli sotto forma di aiuti (prompt), allo scopo di aumentare la probabilità che il comportamento desiderato si manifesti. E’ possibile utilizzare diversi tipi di prompt, come suggerimenti verbali o indicazioni gestuali o fisiche.

Attenuazione, Fading: la riduzione progressiva del numero di aiuti viene definita fading e riguarda anche le caratteristiche dell’aiuto fornito. Ad esempio, l’aiuto verbale può essere ridotto anche diminuendo il numero di parole usate o il tono della voce.

Modellamento, Shaping: è una modalità di rinforzo con cui si premiano i comportamenti che si avvicinano progressivamente a quello desiderato, definito come comportamento meta. Nello shaping occorre inizialmente identificare il comportamento meta, ossia l’abilità che si vuole costruire, e il comportamento iniziale, ossia quello già presente nel repertorio del bambino. Successivamente si scompone il comportamento meta in mete parziali che verranno a mano a mano rinforzate fin quando non si raggiungerà l’obiettivo prestabilito.

Concatenamento, Chaining: questa tecnica ha la funzione di insegnare al bambino un’abilità complessa (come vestirsi, allacciarsi le scarpe, eseguire operazioni in colonna ecc…)scomponendola in componenti più semplici da insegnare e rinforzare in maniera sequenziale. Il Chaining si articola in tre fasi:

1-   Analisi del compito, Task Analysis: l’attività viene scomposta nelle sue singole componenti. Ad esempio, per vestirsi occorre prima infilarsi le mutande, poi le calze, i pantaloni, la maglietta e infine le scarpe;

2-   Costruire la catena comportamentale;

3-   Definire un programma progressivo di rinforzi per ogni singola componente.

Coaching: consiste nel guidare il bambino nel momento in cui deve svolgere un’attività, fornendo feedback di incoraggiamento per aumentare la possibilità di successo. Per supportare validamente il bambino, è importante focalizzarsi su un aspetto dell’azione alla volta, dando indicazioni il più possibile specifiche.

Modeling: o apprendimento imitativo, è un metodo di apprendimento in cui il bambino impara una sequenza comportamentale osservando un adulto che la svolge e fornisce esempi.

Token economy: consiste in un sistema a punti che permette al bambino di guadagnare gettoni (token) in corrispondenza dell’emissione di un comportamento positivo. Al raggiungimento di un numero prestabilito di punti, il bambino ha diritto ad ottenere un premio (di natura tangibile o sociale).